Residenza Stuart

Una casa che custodisco da generazioni

Mi chiamo Maria e sono scresciuta in questa dimora storica nel centro di Montepulciano. È la casa della mia famiglia, un luogo che attraversa epoche, storie e persone, e che oggi ho deciso di condividere con chi vuole conoscere la Toscana in modo autentico e rispettoso.

Quando ho iniziato il restauro, il mio desiderio era semplice e profondo. Non volevo trasformare la casa in qualcosa di diverso, né snaturarne il carattere. Volevo riportarla alla sua vera identità, valorizzando ciò che il tempo aveva lasciato e che le generazioni prima di me avevano custodito.
Non è stato un restauro nel senso comune del termine, ma un recupero paziente, quasi un dialogo con le pietre, i legni, gli intonaci e la memoria della casa.

Per questa visione mi sono ispirata a personalità che hanno segnato il mio modo di intendere il territorio e la sua bellezza. Daniele Kihlgren con il suo Albergo Diffuso di Santo Stefano di Sessanio, Gino Girolomoni e la sua idea pionieristica di agricoltura biologica, Carlo Petrini e il movimento Slow Food, il sindaco Angelo Vassallo e la sua filosofia lenta e comunitaria.
Mi hanno insegnato a rispettare il paesaggio umano e naturale e a considerare l’ospitalità come un gesto culturale.


La storia della mia famiglia

La casa racconta anche la storia dei miei antenati, in particolare Sir William Stuart, capitano dell’Esercito Reale Inglese, e sua moglie Ann Kemp. Nel XIX secolo decisero di lasciare Edimburgo per trasferirsi in questa parte di Toscana che, pur distante dalle grandi città, si trova idealmente sospesa tra Firenze e Roma.

Non scelsero Montepulciano per caso. Qui ritrovarono un equilibrio tra natura, cultura e lentezza, lo stesso che ancora oggi molti ospiti cercano quando decidono di fermarsi nella nostra Residenza.
Mi piace pensare che le loro sensazioni di allora siano le stesse che provo oggi quando apro le finestre sulla vallata o quando passeggio nel giardino.


Gli interni: una casa che racconta chi l’ha abitata

Entrare nella dimora significa attraversare epoche differenti.
Ogni stanza conserva oggetti, mobili e opere che appartengono alla nostra storia familiare.

Mobilia d’epoca

La maggior parte dei mobili risale al XIX e ai primi anni del XX secolo e proviene da manifatture italiane. Alcuni pezzi sono esempi preziosi di artigianato fiorentino che richiamano le ville medicee di campagna.
Sono arredi che hanno accompagnato la vita quotidiana di chi ha abitato qui prima di me e che oggi continuo a preservare con cura.

La quadreria

Le pareti ospitano una collezione di dipinti ispirati alla tradizione italiana.
Paesaggi rurali, scene mitologiche, litografie di scuola romana, immagini sacre e profane convivono con un’opera molto amata: una Santa Lucia della fine del XVI secolo che sembra provenire dalla cerchia senese di Domenico Beccafumi.

Accanto ai dipinti antichi, ho iniziato a raccogliere opere di artisti contemporanei locali. È un modo per sostenere il territorio e mantenere viva la creatività di Montepulciano.

Il rame e la tradizione artigiana

Molti degli oggetti in rame provengono dalla dotazione originale delle cucine.
Per secoli sono stati usati per conservare l’acqua o cucinare e oggi ritornano come elementi decorativi che parlano del passato.
Il rame della casa è legato anche alla storia di Cesare, uno degli ultimi mastri ramai di Montepulciano, che ha una piccola bottega a pochi passi da qui. È una testimonianza vivente di un mestiere antico che ancora resiste.

Ceramiche, terracotta e cotto

La casa custodisce ceramiche toscane e umbre del XIX e XX secolo, mentre la terracotta proviene dalle fornaci di Impruneta e dai laboratori locali.
Durante il restauro del giardino ho scelto di riutilizzare i mattoni antichi prodotti nell’Ottocento dalle fornaci di Pienza e Torrita di Siena. È un modo per mantenere continuità con il territorio e con la sua storia materiale.

Lenzuola e tessuti ereditati

La biancheria che utilizzo nelle camere proviene in gran parte dai corredi nuziali delle mie nonne. Sono tessuti lavorati a mano in lino, canapa e seta, spesso realizzati in conventi di clausura o nelle officine tessili di Prato tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
Sono pezzi unici che parlano della tradizione italiana del tessile, un’arte che un tempo ci rendeva famosi nel mondo.


Il giardino: un luogo dove il tempo rallenta

Il giardino è uno degli spazi che amo di più. Dal 2014 al 2020 ho lavorato con alcuni artigiani di fiducia per restaurarlo senza stravolgerlo.
Non abbiamo aggiunto nulla che non esistesse già. Abbiamo ripulito, consolidato, recuperato e riportato alla luce ciò che il tempo aveva nascosto.

L’idea era ricreare l’atmosfera del giardino italiano ottocentesco, quello visto dagli intellettuali come Goethe e Berenson, descritto dai viaggiatori inglesi romantici, amato per la sua armonia e per la sua calma luminosa.

È un giardino semplice e autentico, dove la luce si posa sui mattoni e crea ombre diverse ad ogni ora del giorno. Un luogo dove ci si può fermare, leggere, ascoltare i suoni del paese e godere della lentezza.


Tecniche e materiali del restauro

Per il restauro della casa e del giardino ho scelto di utilizzare quanto più possibile materiali originali, recuperati e selezionati con cura.

La tecnica principale è quella del riporto, una pratica antica di origine etrusca e romana che prevede il riutilizzo dei materiali già presenti sul posto. Mattoni, pietre e pianelle sono stati separati, puliti e reinseriti nella struttura secondo la loro forma e funzione.

Questa scelta permette di preservare l’identità del luogo e di ridurre l’impatto ambientale.
Il risultato è un insieme armonico, autentico e coerente con l’architettura tradizionale della Toscana.

I mattoni e il travertino

Per le terrazze ho scelto pianelle realizzate a mano da una fornace di Castel Muzio. Ogni pezzo porta l’impronta dell’artigiano che lo ha creato.
Il travertino proviene da San Giovanni Terme. Ogni blocco è stato selezionato e trasportato a mano fino al giardino, dove è stato posato con cura seguendo la tecnica del muro a secco.

Sono materiali che raccontano la geologia e la tradizione costruttiva di questa parte della Toscana, riconosciuta per la qualità dei suoi marmi e delle sue terre argillose.

Perché racconto tutto questo

Credo che l’ospitalità non sia solo un servizio ma una trasmissione di storia.
Quando gli ospiti entrano nella Residenza Stuart vorrei che percepissero il cammino che questa casa ha fatto nel tempo, le persone che l’hanno abitata e la cura che continuo a dedicare a ogni dettaglio.

Condividere la mia storia significa offrire un’esperienza che va oltre il soggiorno.
È un invito a vivere Montepulciano con attenzione, ad ascoltare il territorio e a ritrovare un ritmo più lento e consapevole.


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